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Nello Žitný ostrov - un'isola fluviale situata tra Danubio e Piccolo Danubio nella parte sud-occidentale della Slovacchia - arrivano in autunno migliaia di oche selvatiche e, se l'inverno non è troppo rigido, si fermano fino a primavera.
Immaginiamo lo spettacolo quando, alla luce rosata del tramonto che si riflette nelle acque del Danubio, lo stormo fa ritorno nei notturni rifugi.
Ma quest'isola è interessante per i fotografi naturalisti soprattutto perché abitata dall'Otarda; si tratta di grandi uccelli dell'Ordine gruiformi, famiglia otitidi.
E' un uccello longevo e di antico lignaggio, il suo habitat sono le pianure slovacche e morave; in Italia non viene più osservata dal 2006, anno nel quale un esemplare fu rinvenuto nel Comasco.
Ci racconta il Salvadori che nel 1800 qualche esemplare, non nidificante, era presente in autunno,-inverno, in ogni parte d'Italia tranne che in Sardegna.
In Piemonte la chiamavano pitou sarvaj, a Milano pollin salvadegh,in Sicilia pitarra gorssa, in veneto dindjo salvadego, in Romagna tachi d'mer.
Cammina eretta, a passi lenti cadenzati - otis tarda, uccello che si muove con lentezza - ma eleganti ed il suo incedere fa pensare ad una sfilata di moda.
Ha un volo pesante e prima di riuscire ad alzarsi rimbalza più volte a terra - rasenta limiti di stazza e peso compatibili con il volo - superata la fase di decollo, vola con regolari e potenti colpi d'ala e raggiunge anche la velocità di 60 km/h.
Si nutre di foglie, semi e germogli, ma anche di insetti, piccoli roditori, lucertole e topi.
Scava il nido in una fenditura soffice del terreno dove depone 2-3 uova, che la femmina cova da sola per circa 4 settimane, i pulcini non si allontanano dalla madre prima di aver raggiunto almeno 1 anno di età. I maschi iniziano ad accoppiarsi a partire dai 5 anni. Le grandi otarde vivono generalmente per circa 10 anni, ma alcune sono vissute per più di 15 anni.
Specie gregaria in inverno, verso la primavera il gruppo comincia a disperdersi, le specie di maggior mole sono in generale mute.
I primi ad andarsene sono i maschi anziani.
I maschi si accoppiano con più femmine e non formano legami di coppia.
I maschi solitari possono attirare le femmine nelle loro posizioni con chiamate che possono essere ascoltate fino a 500 metri di distanza.
Il maschio in parata gonfia il gozzo - sacca d'aria - appoggia la testa sul dorso, rovesci ale ali e ritira la coda.
Visto con un obiettivo di macchina fotografica appare come una gran palla di piume bianche e non si vede neppure la testa.
Questi uccelli prediligono luoghi tranquilli, la vaste pianure; sono vigili e diffidenti.
Quando nei luoghi in cui vivono notano dei cambiamenti improvvisi si allontano anche per parecchio tempo.
La testa e le penne sono di color grigio cenere, le piume del dorso sono giallo rossastro, attraversate da strisce nere, sul ventre lle piume sono di un giallo sporco e bianche.
Il maschio presenta lunghi ciuffi di setole biancastre alla base del becco che possono raggiungere anche i 20 cm.
A seconda delle specie, le otarde misurano da 40 a 120 cm ed hanno un'apertura alare di 1-2,5 m. con un peso che oscilla da 16 a 22 kg; alcuni maschi pesano il doppio delle femmine.
In Portogallo vivono 1400 esemplari; circa 6000-7000 esemplari, vivono in Russia, e 23.000 in Spagna. Popolazioni numerose si trovano ancora in Ungheria dove si chiama tùzok ed è l'uccello nazionale.
Nel febbraio 2006 in Ungheria erano presenti 1350 esemplari, ben pochi rispetto ai 10.000-12.000 che vivevano in questo paese prima della seconda guerra mondiale. Le otarde rimangono spesso mutilate od uccise dai cavi che, in Ungheria, vengono posti alla stessa altezza di volo di questi uccelli, attualmente con il fissaggio di avvisi luminosi si cerca di limitare gli impatti mortali.
Le popolazioni europee tendono ad essere residenti mentre quelle asiatiche migrano a sudi per l'inverno.
Anticamente venivano cacciate con un veicolo tirato da cavalli e mascherato con della paglia, al giorno d'oggi con trattori mimetizzati.
L'otarda è diffidente e quando scopre di essere stata ingannata, se non ci ha rimesso le penne, scansa qualsiasi altro veicolo ruotato.
Il cacciatore allora deve travestirsi da contadino e, prima di avvicinarsi ancor di più, attendere di diventare parte integrante del paesaggio.
Si racconta di una otarda maggiore che, con un 'ala spaccata da un'ultima cartuccia, attese il cacciatore che le correva addosso per finirla, ma non si lasciò ammazzare: con colpi di becco e d'ala sana, lo convinse a rinunciare.